Dopo un’estate insolita, contrassegnata da vacanze di prossimità, pochi viaggi, nuove abitudini e voglia di tornare alla ‘normalità’ il mese di settembre si apre con nuovi scenari, molti dubbi e voglia di ripresa.

Le scuole sono prossime alle riaperture, non senza difficoltà e nodi cruciali da sciogliere così come per le aziende e gli uffici.

Quali scenari si presentaranno?

L’accelerazione del lavoro agile imposta dal lockdown è qui per restare. Con cambiamenti che hanno già superato l’area professionale per impattare sul modo di abitare, mangiare, muoversi.

Dopo un lungo periodo di limitazioni legate alla crisi coronavirus, la vita è tornata lentamente a scorrere. La ripresa, però, impone una nuova normalità per evitare il riacutizzarsi dell’emergenza sanitaria. Aziende e istituzioni stanno sollecitando l’utilizzo di modalità di lavoro agile per tutte quelle attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza.

L’obiettivo è promuovere il più possibile lo smart working. Le ragioni oltre nel distanziamento sociale, risiedono anche in alcuni vantaggi che hanno superano il momento di emergenza. Diversi ambiti potrebbero beneficiare di questo modello: sostenibilità ambientale e produttività ma anche i consumi, il settore immobiliare e lo stile di vita.

L’accento sullo smart working è stato fortemente calcato dal COVID nei mesi scorsi si è arrivati a circa otto milioni rispetto ai 570 mila nel 2019.

Una ricerca della Doxa riporta che il 73% delle aziende ha introdotto il lavoro agile per sostenere l’economia e l’operatività e ben il 90% di queste imprese ha raggiunto risultati soddisfacenti.

Si parla di un più esteso ritorno in ufficio, ma se anche una sola parte dei lavoratori continuasse in modalità smart working gli effetti sarebbero ben visibili.

Il commuting e la mobilità

Partiamo dall’ambiente. Con la riduzione degli spostamenti verso il posto di lavoro, il numero di vetture su strada diminuirebbe e quindi anche lo smog. Durante i giorni di lockdown le emissioni di biossido di azoto sono diminuite di circa il 40% (Center for research on energy and clean air), una percentuale irripetibile perché figlia di un blocco totale delle attività non vitali. Ma lascia da pensare. Potremmo rinunciare ad avere un’auto se non dovessimo andare tutti i giorni in ufficio? Forse no, ma la mobilità green (mezzi elettrici e biciclette) potrebbe farsi prepotentemente spazio.

La casa smart

Anche il mercato immobiliare potrebbe assumere una nuova identità.  Con un ridotto numero di collaboratori all’interno degli uffici, le aziende non necessiterebbero più di alcuni locali e potrebbero risparmiare i costi locazione. Non a caso i co-working si stanno diffondendo sempre più, e sempre più offrono servizi e strutture studiate per il lavoro agile.

Uno stile di vita diverso influenzerebbe anche la scelta e/o l’organizzazione della nostra casa.

Ci sarebbe l’esigenza di avere uno studio o almeno uno spazio da organizzare come postazione di lavoro e se non ci fosse più bisogno di raggiungere l’ufficio tutti i giorni si potrebbero scegliere abitazioni più decentrate con ampi spazi verdi.

Lo smart working influenzerebbe anche le nostre abitudini alimentari. La pausa pranzo al bar – il classico tramezzino – verrebbe sostituito da un pasto casalingo, consumato magari con gli altri membri della famiglia. Durante i mesi di lockdown molti italiani si sono scoperti o riscoperti appassionati di cucina, gustose ricette con relative immagini hanno riempito le bacheche dei nostri account social.

Il digitale: un nuovo ruolo per nuovi scenari

Le tecnologie sono state fondamentali in questo periodo per la sopravvivenza e lo sviluppo delle imprese, la gestione del lavoro e la sfera sociale. Indicatori della potenza del digitale sono soprattutto la crescita vertiginosa degli acquisti online e dell’utilizzo di piattaforme per la video comunicazione che ci ha aiutato a restare in contatto con colleghi, amici e famiglia.

Non si può più prescindere dall’utilizzo delle tecnologie digitali, questi strumenti hanno permesso la continuità aziendale e lo sviluppo di nuovi modelli di business.

La trasformazione digitale non è solo tecnologia ma riguarda il cambiamento del modo in cui le persone lavorano che implica una rivoluzione profonda. Servono nuove competenze e strategie dinamiche e adattive per scenari in continua trasformazione.

Gli strumenti messi a disposizione dal digitale permettono alle aziende di trasformarsi.

In questa nuova realtà il lavoro sarà sempre meno legato a supporti e luoghi fisici. Grazie all’intelligenza artificiale e al machine learning l’efficienza aziendale migliorerebbe con l’automazione di attività ripetitive e migliori performance per quelle complesse: con una riduzione dei margini di errore, un aumento della velocità e un’ottimizzazione delle capacità delle risorse umane.

Cosa accadrà nei prossimi mesi?

Le tecnologie digitali non sono appannaggio esclusivo delle grandi imprese. Il digitale è un elemento presente nella vita di ogni cittadino e di ogni attività, piccola o grande che sia. Le tecnologie digitali hanno dimostrato che sono fondamentali per la crescita e la vitalità dei modelli di business, e questo nel futuro che si sta configurando sarà ancora più incisivo. Ma nuovi scenari richiedono nuove sfide, più preparazione strumenti dinamici e flessibili.

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